#1 orn 20 Novembre 2007, 13:18
Ciao a tutti,stamattina, nelle mie letture dei quotidiani on-line sono rimasto colpito (anche se non più di tanto) da quest'articolo.
Leggetevelo con attenzione, e spero che anche in voi susciti quei sentimenti di rabbia profonda,e di preoccupazione per quella che sarà la nostra società un futuro sempre più vicino.
e pensate a quando noi avevamo 12 anni, io ancora non scendevo la sera giu al porto,(però andavo a prendere i turisti).per non parlare della discoteca, ci avrò messo piede per la prima volta a 15 anni a un matinè.(tra l'altro con scarso entusiasmo)
Indagine choc della Società di Pediatria sulle teenager italiane, tra amore, alcol e fumo
Le ragazzine e il sesso: a 12 anni senza limiti
Alla domanda «Cosa vuoi fare da grande?» al primo posto la velina, al secondo «Non so»
ROMA — L’allarme è stato come un fascio di luce che acceca: ci sono baby squillo sulle strade. Ce l’hanno messe i loro coetanei, per pagare debiti del gioco d’azzardo. Giuliano Amato, ministro dell’Interno, ha lanciato un sasso, l’altro giorno. E adesso rischia di venire giù una montagna. Perché quella del titolare del Viminale è la punta dell’iceberg. Ma basta fermarsi un attimo e scoprire che l’infanzia più tradizionale, ormai, non riesce a superare le classi elementari. Perché: c’erano una volta i bambini. E le bambine che giocavano con le bambole. Avevano dodici-tredici anni. E la Società italiana di pediatria (la Sip) li interrogava con domande tipo: che giornali girano in casa tua? Usi il computer? Qual è l’avvenimento che ti ha colpito di più quest’anno? L’ultima ricerca fatta così è datata 2003: non serviva più a niente. Non di certo a fotografare la realtà. E adesso a leggere l’ultima ricerca della Società dei pediatri presieduta da Pasquale Di Pietro, quella del 2006, vengono i brividi. Proprio oggi che anche in Italia celebriamo la Giornata dell’Infanzia. Il campione: 1.251 bambini tra i 12 e i 14 anni. Una domanda. Una delle tante del questionario: «Hai mai visto un tuo amico ubriaco?». Sì, dice il 37,4% del campione. Non solo, l’8,4% aggiunge: spesso. Un’altra domanda: conosci qualcuno tra i tuoi amici che ha fumato una canna? E questa volta è quasi uno su due (44,3%) a rispondere un tondo: sì. Un altro esempio? Tre ragazzini su quattro non esitano a confessare di fare cose che loro stessi definiscono rischiose, come ubriacarsi, appunto, bere liquori, prendere farmaci, uscire da soli la sera tardi, avere rapporti sessuali non protetti. Già: hanno rapporti sessuali frequenti, i nostri ex bambini.
Modelli educativi
Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra dell'età evolutiva, non ha dubbi: «L'anticipazione delle tappe dello sviluppo è dovuta ai modelli educativi. Come dire? Sono stati mamma e papà che hanno voluto che succedesse, si sono dati da fare per diversificare il modello culturale che loro avevano ricevuto. Hanno accelerato le capacità di socializzazione dei loro figli. Hanno tolto loro il senso di colpa, il senso della paura. Basta provare, per credere. Basta entrare in una qualsiasi seconda media d'Italia e capire che è impossibile far sentire in colpa questi ragazzi o mettere loro in qualche modo paura». Succede così anche nella seconda media statale di Gela, Sicilia? «I ragazzi sono molto decisi, è vero», garantisce Ela Aliosta, preside della scuola media alle soglie della pensione. Sono quarant'anni che la signora Aliosta ha a che fare con i ragazzi delle medie. Dice adesso: «Sono cambiati. E molto. Fisicamente, prima di tutto: un tempo le femmine arrivavano ragazzine in terza media. Oggi assomigliano a donne già quando entrano in prima. Soprattutto per come si vestono, si truccano, si pettinano i capelli. Con la complicità dei genitori, è ovvio».
«Faccio la velina»
Oppure la cubista, la show girl, la ballerina. Alla più tradizionale delle domande: «Cosa vuoi fare da grande?», le bambine intervistate dalla Società dei pediatri hanno infatti messo al primo posto: voglio fare il «personaggio famoso». E fino a qui non sarebbe una scoperta sensazionale. È che però, tolta questa prospettiva, rimane il vuoto: al secondo posto delle preferenze delle bambine c'è, infatti, un disarmante: «Non lo so». «Ho dodici anni faccio la cubista mi chiamano principessa», è il titolo del libro di Marida Lombardo Pijola, una giornalista-mamma che non a caso ha gettato scompiglio tra mamme e papà. Ha scoperchiato il mondo delle discoteche pomeridiane, lasciando disorientati nugoli di genitori davanti a frasi di bambine come: «Se fai la cubista sei una donna. Non più una ragazzina. Con i clienti della disco treschi soltanto se ti va. E puoi farti pagare...». Non è fantasia. È qualcosa che da noi è arrivato da pochissimi anni, probabilmente importato ancora una volta dagli Stati Uniti. Era del 2003 «Thirteen, 13 anni», il film-choc ambientato a Los Angeles con protagoniste due ragazzine (tredicenni, appunto) che vivono vite sempre più pericolose tra sesso promiscuo, droga, fumo, alcol, piccoli furti, accenni di lesbismo. «Sono vent'anni che insegno nella scuola media di Centocelle, a Roma», dice Margherita D'Onofri, insegnante di scienze. E spiega: «Soltanto negli ultimi anni, però, ho visto cambiare gli atteggiamenti durante i campi scuola, ovvero quelle gite che consentono ai ragazzi di dormire fuori dalla propria città. Adesso anche nelle prime classi stanno svegli tutta la notte e si mescolano dentro le stanze. Fino a poco tempo fa non succedeva».
Alessandra Arachi
20 novembre 2007
corriere.it
Che rabbia,una crisi di valori allarmante, che contagia peggio dell'influenza.
non ne restiamo indifferenti, perchè con questa gente,un futuro, dovremo relazionarci.o per motivi di lavoro, o per altri,ma li incontreremo.e pensop che rimpiangeremo di non avere di fornte a noi un tanto vituperato immigrato clandestino, magari mussulmano, che però suda il suo salario e prega, e ha i suoi valori.ma almeno li ha.
qua sta crescendo gente,come sta scritto, che non ha il senso di colpa,non ha valori.
io raramente accuso, ma stavolta punto l'indice contro
a)le famiglie che li educano, magari presenti sotto il profilo economico, ma clamorosamente assenti sotto quello educativo,che pensano che dando la paghetta, comprando il motorino, non facendo mancare niente (per senza niente)pensano di aver esaurito il loro ruolo.genitori troppo impegnati ad essere "professionisti", a dedicare al lavoro la vita....togliendole di significato alla stessa.
b)la televisione.Ci sono programmi che chiuderei ora,adesso, per manifesta azione diseducativa, rei di trasmettere messaggi deleteri per chi ha una personalità ancora non formata, che si plasmerà su qugli esempi.Prima di tutto Buona Domenica.al rogo.i vari programmi che mettono tette e culi alle 8 di sera (o prima).
io posso dire,che bello....ma la ragazzina che li vede dice,ah...così si fa.QUELLA RAGAZZINA POTREBBE ESSERE TUA FIGLIA.
una tv che ci mostra l'estremo,ci aliena dai ciò che ci serve realmente, ci fà credere che ci servono cose impossibili. Per chi ha una mente critica, sa come opporre resistenza...ma il ragazzino/a no.
c)la scuola.più che colpa...si tratta di impotenza.quando un insegnante vuole educare un allievo lo deve punire (attraverso i voti, note ecc), un insegnante deve poter fare una sgridata,deve poter far scrivere sul quaderno al bambino aggressivo, io sono cretino.Ma poi arrivano i genitori e invece di dire al figlio che ha sbagliato....lo dicono all'insegnate.poveri loro.
d)la società. è la miscela di tutto questo.crisi di valori,annullamento di senso di colpa, la tv che fa da scuola, e la scuola che non fa niente.si plasmano le menti ancora giovani...si sta giungendo a quella che si può definire la "massa critica".quando la maggior parte dei componenti della società è cosi formata, quel povero bambino che è stato educato bene si trova da solo...emarginato.lui,con valori, affettività e cultura tipici della sua età, si sente diverso.
poveri...tutti noi.
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#3 donpeppone 20 Novembre 2007, 13:29
la societa da mo che ha preso quest'andazzo solo che adesso i ragazzi che prendono questo stile di vita sono sempre piu invogliati dai modelli che quella stessa societa ha prodotto!!! sicuramente non si potevano avere casi del genere se la societa rimaneva costante, ma con tutte le contaminazioni che ci sono al giorno d'oggi del nostro modo di pensare, si puo quasi azzardare una normale evoluzione o involuzione del nostro stile di vita che proseguirà ancora!!!
Quindi ci si deve allarmare nei limiti che questi casi interessino anche la nostra sfera personale perche queste cose anche se nn sono accadute a noi o non le abbiamo viste nel mondo ci sono sempre state
Ultima modifica di donpeppone il 20 Novembre 2007, 13:33, modificato 1 volta in totale
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#4 Kappa 20 Novembre 2007, 13:32
Secondo me parte tutto dalla famiglia, avere due bravi genitori che ti sanno insegnare i valori ed essere decisi e severi nei momenti importanti rendono un bambino-ragazzo immune a tutti i modelli sbagliati della nostra società.
Il tutto è nato dalla troppa facilità di ottenere le cose, dal benessere diffuso della nostra società che trent'anni fa non c'era e i ragazzi per avere qualcosa dovevano sudarsela mentre adesso basta chiedere.
Bravi genitori=bravi figli, figli sbandati=genitori non capaci.
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#5 capriva 20 Novembre 2007, 15:34
Anch'io punto sul ruolo della famiglia. I valori vanno fissati in questo ambito, anche perchè il ragazzino lasciato a se stesso riceve influssi devianti soprattutto dalla televisione. Tutti i reality show e le trasmissioni tipo uomini e donne propongono modelli di successo facile, orientati all'esaltazione dell'immagine e all'ottenimento della popolarità. Non vorrei essere tacciato di eccessivo moralismo, infatti non dico che questi programmi vadano banditi: c'è sempre il telecomando (anche se c'è poca alternativa). Poi c'è internet, ben venga tutto ma un controllo su quello che guardano i bambini ci dovrebbe essere.
Come ricorda Aldo noi a 12 anni stavamo ancora sugli scotti a giocare...ahh.
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#6 Stefy 21 Novembre 2007, 00:02
Sicuramente la famiglia gioca un ruolo fondamentale però non assoluto. Per me, non si può generalizzare dicendo :"Bravi genitori=bravi figli, figli sbandati=genitori non capaci" perchè io conosco molti casi dove nonostante i genitori siano delle bravissime persone, i figli non lo sono..eppure da genitori del genere uno non se l'aspetterebbe proprio...eppure ci sono! Penso che fino a una certa età ( più o meno 12), un ruolo attivo nell'educazione lo abbiano sicuramente i genitori ma poi, influenzi molto la compagnia e l'ambiente in cui si vive.
Bruciare le tappe prima del dovuto non è una cosa positiva perchè non si attribuisce il giusto valore e con il tempo e con il giudizio si rischia di pentirsi ma ..ormai è troppo tardi!
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#7 Kappa 21 Novembre 2007, 00:31
La bravura dei genitori sta anche a scegliere l'ambiente giusto per i figli, devono vigilare anche su quello. Se l'ambiente e le amicizie sono sbagliate devono fare in modo che cambino. Per me non è una scusante. Se un figlio frequenta cattive compagnie è colpa dei genitori che non gli fanno capire quanto siano sbagliate.
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#8 amelia 21 Novembre 2007, 11:21
io sono daccordo con stefania!!!
sicuramente la colpa può essere x gran parte della famiglia ma... è anche facile attribuirla solo a loro.
allora come mi spieghi che esistono due fratelli (stessi genitori) l'uno completamente diverso dall'altro?? con idee diverse??
evidentemente le amicizie, magari maestri/insegnanti diversi, una diversa catechista, tuttel le diverse esperienze fanno la differenza. la colpa non sta mai tutta da una parte! se io dovessi fare una cazzata enorme nella mia vita non direi mai è tutta colpa dei miei genitori che non mi hanno saputo crescere.... qualcosa nella mia vita ce la mettero pure io, come la società, l'ambiente, le amicizie.....
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#9 Kappa 21 Novembre 2007, 11:56
Ok, l'ambiente è importante ma se vedessi mio figlio che frequenta brutte situazioni farei di tutto per fargli cambiare ambiente. Se c'è una buona famiglia dietro capace di inculcare buoni valori nei figli questi saranno immuni alle malvagità o quanto meno capiranno quando stanno per fare una cazzata.
Dopo tutto resta da dire che quello del genitore è il mestiere più difficile in assoluto.
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#10 Dany87 21 Novembre 2007, 12:07
hai ragione ma bisogna vedere se i genitori sanno ki frequenta il figlio
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#11 Kappa 21 Novembre 2007, 12:14
Anche quello è compito dei genitori, sapere con chi se la fa il figlio.
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#12 Dany87 21 Novembre 2007, 12:20
si... sempre se glielo dice...
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#13 orn 21 Novembre 2007, 12:29
secondo me, un ruolo importante nello sviluppo della coscienza di un ragazzo/a viene dall'ESEMPIO.
a volte questo viene dato dai genitori,che sia positivo o negativo.
altre volte,come nella nostra società,dove la figura genitoriale è,per motivi di lavoro,assente, l'ESEMPIO viene trovato nella televisione,facendo credere che le regazze per valere qualcosa devono essere veline,letterine, gregoraci di turno....i ragazzi devono essere costantini,fabrizio corona o briatore.l'ESEMPIO diventa quindi un qualcosa di scarso valore reale,pura apparenza.il fine dell'essere diventa il guadagno (o lo stesso apparire),e non importa come raggiungerlo.anche vendendo il proprio corpo.
perchè l'ESEMPIO preso è effimero.fine a se stesso.
si è parlato del potere delle amicizie,del gruppo, sulla formazione dei valori del maturando/a.Vero, a volte la famiglia è senza colpa.a volte nonostante il buon esempio di un genitore,prevale l'esempio espresso dal gruppo.in quel caso,responsabili sono i genitori degli altri componenti della comitiva.qui entra il concetto di "massa critica" espresso prima.una volta che tutti seguono un esempio, chi fa parte del gruppo o segue l'andazzo, o viene emarginato.a questo punto dovrebbe intervenire la scuola, ma oimè,rari sono gli esempi di insegnanti educatori.
piccolo aneddoto raccontatomi da un amica maestra elementare.gita di 4 elementare.una bimba risponde al cell ad una chiamata della madre.la bimba,infastidita dalla telefonata, le risponde con un che c***o vuoi, non mi devi chiamare, vaf*****lo. 4 elementare.
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#14 Dany87 21 Novembre 2007, 12:37
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#15 roscio 24 Novembre 2007, 21:24
Non so se e' colpa dei genitori, delle amicizie, dell' ambiente sociale in cui crescono o della televisione ! L'unica cosa certa e' ke si e' perso il senso della misura nell' affrontare la vita e tutto cio' mi porta ad una amara considerazione : PERKE' NON HO PIU' DODICI ANNI ????????????????????????
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