Ponza

La Storia di Ponza


(versione scaricabile) Ponza

Neolitico - La presenza dell'uomo preistorico a Ponza, Palmarola e Zannone è testimoniata da residui della lavorazione dell'ossidiana ritrovati agli inizi del XX secolo. Le isole, grazie all’abbondante presenza di questo scuro vetro vulcanico, facevano parte di una primordiale rete di scambi commerciali definita “antica via dell’ossidiana” che collegava le comunità della costa laziale con i territori del litorale adriatico. Per questo motivo furono oggetto di sbarco da parte delle popolazioni che abitavano l’adiacente promontorio del Circeo diventando, così, custodi di una materia prima dall’immenso valore mercantile. In quel periodo, infatti, questa scura pietra vetrosa rappresentava un vero e proprio “oro nero” che era utilizzato per la realizzazione di utensili di vario genere, sia per uso quotidiano sia per impiego bellico. Il successo fu dovuto soprattutto alla sua migliore adattabilità rispetto ad altri minerali perché, una volta colpita, consentiva la realizzazione di manufatti dai bordi affilatissimi. Solo con l’avvento dell’età del Bronzo e dei metalli, nel 1500 a.C. circa, terminerà questa egemonia commerciale.

Ossidiana lavorata Fenici Acropoli Greci

Dal 1100 a.C. circa al 313 a.C. - Per ciò che concerne il periodo pre-romano, le testimonianze storico-archeologiche a disposizione sono molto limitate. Le isole Pontine furono utilizzate quasi certamente dai Fenici come basi intermedie per i loro viaggi o come rifugio dalle tempeste. Forse in seguito, secondo talune ipotesi, l’arcipelago fu frequentato anche dalle popolazioni degli Aurunci, degli Ausoni, degli Enotri e degli Etruschi. I Greci, che verosimilmente diedero all’isola di Ponza il nome Eea (come testimonierebbero, secondo molti studiosi, alcuni brani dell’Odissea di Omero), ne fecero punto d’appoggio per la loro espansione economico-politico-culturale nel Tirreno centrale e nel resto del Mediterraneo intorno all’VIII - VII secolo a.C. circa. I romani frequentarono quasi certamente le isole per fini militari già durante il VI secolo a.C., a seguito del primo trattato stipulato con Cartagine. Intorno al V secolo a.C. fu la volta dei Volsci che estesero il loro dominio su queste terre, dopo aver conquistato buona parte del Basso Lazio. Presumibilmente, nello stesso periodo, l’isola prenderà il nome di Pontia (derivante, secondo alcune versioni, dalla traduzione in latino del termine greco Pontinum), come più volte citato dallo scrittore e storico romano Tito Livio..

Etruschi Imperatore Ottaviano Augusto Sanniti

313 a.C. – In questo periodo l’isola di Ponza passa sotto il dominio Romano dopo una lunga guerra con i “vicini” Volsci, culminata nella battaglia navale di Anzio del 338 a.C., ed entra a far parte di un avamposto militare costiero che sarà utilizzato, in seguito, nella guerra contro i Sanniti. L’isola sarà dichiarata, dopo alcuni decenni, Colonia Latina e rimarrà una delle più importanti alleate di Roma nel corso della seconda Guerra Punica. Anche durante i tragici giorni della spedizione del generale cartaginese Annibale sul suolo italico nel 209 a.C. la colonia ponzese rimarrà fedele (insieme con altri diciotto insediamenti) alla repubblica romana. Questa lealtà renderà possibile, per la giovane comunità, il conseguimento dell’ambita Cittadinanza Romana.

Tunnel di Chiaia di Luna Grotte di Pilato Cisterna di Zannone Imperatore Costantino I°

Età Imperiale – Entrata a far parte del dominio romano, l’isola di Ponza vivrà un lungo periodo di splendore. Con l’avvento dell’imperatore Ottaviano Augusto queste terre divengono luogo di confino a seguito dell’emanazione della Lex Iulia de pudicitia nel 18 a.c., nel tentativo di arginare la crescente immoralità nel mondo romano, ma che servì soprattutto per eliminare i parenti scomodi del sovrano. Fra i vari condannati “illustri” dell’epoca troviamo Giulia, unica figlia dell’imperatore Augusto, ma anche Nerone Cesare e Agrippina maggiore, rispettivamente fratello e madre del futuro imperatore Caio Giulio, detto Caligola. Durante la dominazione romana l’alto tenore di vita che era presente nei personaggi di rango imperiale fu trasferita a Ponza con la costruzione di sontuose opere architettoniche quali ville, acquedotti, peschiere, cisterne, tunnel, strade e forse anche una diga che diedero una prima organizzazione urbanistica all’isola. Il robusto sviluppo dei traffici marittimi con la capitale dell’impero genererà un forte incremento della popolazione isolana che arriverà a contare, secondo alcune stime, più di 11000 abitanti. Ponza, inoltre, fu con molta probabilità punto d’approdo temporaneo della flotta imperiale dislocata nel Basso Lazio. Dal I secolo d.C., con il crescente diffondersi del Cristianesimo, l’isola di Ponza e il resto dell’arcipelago passano dall’essere un luogo di “dorato” confino a terra d’esilio e di relegazione forzata per decine di persone accusate di Eresia o di Ateismo e che, per la loro Fede, troveranno il Martirio e la Santificazione. Fra questi, nel 95 d.C., ci fu Flavia Domitilla, parente dell’Imperatore Domiziano, che morì dopo un lungo martirio. Stessa sorte toccò, fra gli altri, a S. Achilleo e Nereo, Eutico, Teodora ed Eufrosina. Questi avvenimenti segnano la fine del periodo di splendore per l’isola. Col passare del tempo le persecuzioni contro i primi cristiani aumentarono e le isole assursero sempre più a luogo di esilio per i nuovi adepti. Nel IV secolo d.C. sull’isola di Ponza avvenne, secondo la tradizione popolare, il martirio di Candida il cui corpo fu ritrovato, dopo essere stato gettato in mare, sulle spiagge dell’isola di Ventotene. Da allora la martire è venerata come Santa Protettrice. Solo con l’avvento dell’imperatore Costantino le persecuzioni religiose verso i primi cristiani diminuirono, a seguito dell’Editto di Milano nel IV secolo d. C.

San Silverio Monastero Cistercense Feluca Araba Pirata Saraceno Dragut

Fine dell’Impero e Medioevo - Con la caduta dell’Impero Romano e le successive invasioni dei popoli barbari, anche Ponza non è sottratta al caos che domina in quel periodo e diviene colonia bizantina nel 534 d. C. . E‘ di quegli anni il martirio di Silverio che, divenuto Papa nel 536 d.C., fu spodestato dall'imperatrice d’Oriente Teodora con la falsa accusa di aver consegnato Roma ai Goti e lasciando, così, campo libero alla successione sul soglio di Pietro al più accomodante Vigilio. Dopo un periodo di esilio, Silverio troverà la morte nel 537 sull’isola di Palmarola (o forse Ponza) per stenti o più probabilmente per mano di un sicario e da allora è venerato come Santo Martire. Nello stesso periodo, presumibilmente, avviene la costruzione di un monastero benedettino in località S. Maria in Ponza. Ciò testimonia l’importanza dell’isola come centro religioso nonostante l'instabile situazione politica italica (soprattutto a seguito dell’invasione longobarda) e al forte spopolamento subito dall’intero arcipelago. L’opera dei frati, però, è fortemente vanificata dalla prima incursione saracena databile (probabilmente) nell’813 d.C. in cui circa quaranta navi saccheggiano e rendono schiavi i monaci e gli abitanti presenti sull’isola. Le scorrerie durarono per decenni fino a che, nell’877, Papa Giovanni VII distrusse buona parte della flotta moresca in una battaglia navale fra Ponza e il Promontorio del Circeo ma che non riuscì a eliminare definitivamente il pericolo di nuove scorrerie. L’unione al patrimonio di S. Pietro avverrà solo nel 928 d.C., delegando la difesa dell’arcipelago al Ducato di Gaeta. I secoli a cavallo fra I e II Millennio furono caratterizzati da un periodo di relativa stabilità (dovuta a favorevoli campagne militari contro le flotte arabe nel Tirreno) che favorì una lenta ripresa delle installazioni monastiche isolane. Dal XIII secolo d.C. in poi i monaci cistercensi e gli eremiti riusciranno, grazie soprattutto all’intervento iniziale di Innocenzo III, ad accrescere l’importanza dell’insediamento ponzese che passerà sotto la giurisdizione dell’abbazia di Fossanova. A quel periodo risalgono l’erezione di una nuova struttura monastica in S. Maria di Ponza (e forse di un’altra in località Punta d’Incenso) e la fondazione di un cenobio cistercense sull’isola di Zannone che, però, sarà abbandonata sul finire del secolo a causa di nuove e continue scorrerie piratesche. Il valore strategico di Ponza e delle altre isole è testimoniato dal numero crescente di scontri navali che, dal XIV secolo, avvengono in questo punto del Mar Tirreno. E’ del 14 giugno 1300, durante la guerra del Vespro, la battaglia che vede la flotta angioino-aragonese comandata da Ruggiero di Lauria sconfiggere la flotta siciliana di Corrado Doria al soldo di Federico II di Sicilia. Nel 1435, poi, è la volta del genovese Biagio Assereto, angioino, che riesce a sconfiggere in una battaglia navale nelle acque di Ponza Alfonso d'Aragona. Il sovrano spagnolo riuscirà in seguito (1454) a occupare l’isola per un breve periodo, provocando la cacciata dei monaci cistercensi e mostrando, ancora una volta, l’importanza militare dell‘arcipelago nonostante il quasi completo spopolamento. Nel 1477 Sisto IV, nel tentativo di ripopolare l’arcipelago, dà in enfiteusi le isole Pontine al duca Ariano Alberico Carafa e ai conti Antonio Petrucci, di Policastro, e Aniello Arcamone, di Bonelli (tutti nobili napoletani), i quali cederanno i loro diritti nel 1484. Le isole, purtroppo, saranno ancora oggetto di scorrerie nel corso dei secoli XVI e XVII e subiranno altri attacchi da parte dei temibili corsari Khayr-ad-Dìn (più noto come il Barbarossa) e Dragùt che provocheranno persino la distruzione delle fortificazioni e della torre del porto!

Pier Luigi Farnese Elisabetta Farnese Carlo III di Spagna Ferdinando IV di Borbone

Dai Farnese ai Borbone - Nel 1542 Papa Paolo III (Farnese) concede in feudo l‘arcipelago pontino a Pier Luigi Farnese (Ducato di Parma) con l'obbligo di ripopolarlo e soprattutto di difenderlo dai continui attacchi dei corsari ottenendo, però, degli scarsi risultati. Le isole, dopo anni di fragile occupazione e di dispute sulla loro appartenenza fra il Regno di Napoli, la Chiesa e il Ducato di Parma, sono riconfermate dominio dei Farnese per continuata successione con il trattato di Rijswijk del 1697. Con la morte dell’ultimo erede maschio del casato parmense le Isole Ponziane, nel 1734, sono cedute a Carlo III di Borbone re di Napoli, figlio primogenito di Elisabetta Farnese e del re di Spagna Filippo V, facendole diventare beni privati della Corona. Il 30 ottobre dello stesso anno Carlo III accorda vantaggi a ventotto famiglie di coloni ischitani perché risiedano sull'isola di Ponza. Questa importante decisione rappresenta il primo passo concreto del piano di ripopolamento attuato dal regno partenopeo. Le ragioni che portarono a questo fondamentale provvedimento furono molteplici. Innanzitutto i regnanti di Napoli cercarono di rendere più sicure le acque del Tirreno dagli attacchi dei corsari. Inoltre, a seguito del sovraffollamento di alcune zone del regno causato dalla fuga dalle campagne, si tentò di evitare che una così alta concentrazione d’indigenti potesse innescare gravi disordini sociali. Non di meno è importante considerare la volontà di sottrarre in maniera definitiva l’Arcipelago Pontino dall’orbita politica dello Stato della Chiesa. Infine, si cercò di rendere produttive le isole al fine di ottenere un gettito aggiuntivo per le casse reali.

Amm. C. Napier, Conte di Ponza Carlo Pisacane Bernardo Tanucci Deodat De Dolomieu

Settecento e Ottocento - Nel 1757 un gruppo di navi napoletane, maltesi e pontificie, a largo dell'isola di Palmarola, riuscì a sconfiggere una flotta turca ben più numerosa, riuscendo a porre pressoché fine alle secolari scorribande corsare. Nel 1759 Carlo III assume la corona di Spagna e cede il trono di Napoli al figlio Ferdinando IV che, con il supporto di validi ministri come il Tanucci, continua l’opera di ripopolamento voluta dal padre. Il primo gruppo di coloni è formato da circa cinquanta famiglie ischitane cui sono assegnati in enfiteusi perpetua pezzi di terra da coltivare e case a scopo abitativo nella zona meridionale dell’isola. Dal 1771 e fino al 1793 si realizzano imponenti lavori pubblici condotti e supervisionati dal Maggiore del Genio Civile Antonio Winspeare e dal giovane architetto Francesco Carpi (allievo di Luigi Vanvitelli) che portano alla nascita della forma attuale del porto di Ponza e della vicina torre fortificata. E’ del 1772 sia l’arrivo a Ponza dei primi coloni torresi (circa ventisette famiglie scampate all’eruzione del Vesuvio che s’insedieranno nella frazione nord denominata Le Forna) che la realizzazione della prima strada capace di collegare la zona portuale con i nuovi arrivati. Nell’Agosto dello stesso anno, inoltre, il vescovo di Gaeta, con una solenne celebrazione, proclama S. Silverio Patrono dell’Isola di Ponza. Gli ultimi decenni del XVIII secolo sono caratterizzati dallo sbarco a Ponza di molti studiosi di scienze naturali, attratti soprattutto dalla particolare conformazione del terreno isolano. Nel 1786 giunse sir William Hamilton, studioso di geologia e ambasciatore inglese a Napoli che, grazie alla diffusione delle sue opere, spinse il più grande geologo del periodo, Deodat de Dolomieu, a compiere nel 1787 un viaggio a Ponza. Successivamente, a seguito della Rivoluzione Francese, i nuovi ideali di giustizia e di libertà iniziano lentamente a diffondersi anche fra piccole minoranze della popolazione isolana ed è del 1799 la morte di Luigi Vernau, figlio del governatore, giustiziato a causa dell’adesione alla neonata Repubblica Partenopea. Gli anni finali del XVIII secolo e i primi del XIX furono contrassegnati da una grave crisi economica e da un periodo di feroce repressione delle emergenti idee liberali da parte della classe dirigente borbonica. L'isola verrà, in seguito, occupata da una guarnigione francese nel 1809 allo scopo di mantenere sotto controllo i territori dell’Italia meridionale passati sotto i domini napoleonici e governati da Giuseppe Bonaparte prima e Gioacchino Murat poi. Nel 1813, però, Ponza passa, per un breve periodo (circa ventotto mesi), sotto il dominio inglese grazie all'audace intervento dell’ammiraglio Charles Napier (al quale sarà conferito il titolo di Conte di Ponza) prima di ritornare a far parte del restaurato potere borbonico, avvenuto in seguito alla stipulazione del trattato di Vienna nel luglio 1815. Il governo partenopeo non cambierà alcuni provvedimenti presi nel periodo di occupazione francese (come l’elevamento a Comuni delle due principali isole pontine) ma instaurerà il domicilio coatto a Ponza anche per i relegati politici. Nella primavera del 1847 giunge sull’isola lo studioso Pasquale Mattej le cui opere, ricche di acquerelli e disegni, costituiscono le prime rappresentazioni del nuovo assetto urbanistico isolano realizzato dai Borbone. Nel 1852 si avrà il primo collegamento regolare fra Ponza e il continente da parte dell'armatore anglo-napoletano Giacomo Close sulla rotta Ponza - Napoli. E’, invece, del 1857 la spedizione del patriota Carlo Pisacane che, dopo aver liberato circa trecento ergastolani rinchiusi nelle carceri dell’isola, tenterà una rivoluzione antiborbonica che, però, sarà soffocata nel sangue dopo lo sbarco di Sapri. Nel 1861, a seguito dell’Unificazione, anche Ponza e il resto dell’arcipelago entrano a far parte del neo costituito Regno d’Italia. I primi decenni del periodo Unitario furono caratterizzati da una fase iniziale di grandi difficoltà socio-economiche per la popolazione ponzese. Ciò si risolse grazie alla realizzazione d’importanti opere pubbliche e a uno straordinario sviluppo della flotta mercantile isolana, i cui traffici furono diretti soprattutto verso la Sardegna e l’isola tunisina de La Galite.

Porto di Ponza Anni '20 Processione San SilverioBenito MussoliniAltiero SpinelliSandro Pertini

Dal Novecento ad oggi - Il nuovo secolo si apre, nonostante le premesse, con un forte flusso migratorio d’isolani verso il continente americano, soprattutto in direzione degli Stati Uniti. L'ormai decennale questione dei collegamenti marittimi che, dagli ultimi decenni del XIX secolo, vede l'alternarsi di varie compagnie marittime attirate dai sovvenzionamenti statali (a fronte dei quali garantiscono un servizio assai scadente) sembra essere risolta nel giugno del 1910 quando una cordata di armatori napoletani fonda la Compagnia Napoletana di Navigazione a Vapore. L’immissione di nuove navi migliorerà sensibilmente lo standard del servizio di collegamento. Lo scoppio della Grande Guerra nel 1914, però, farà sprofondare le isole dell’arcipelago in una situazione di grave crisi che perdurerà per tutto il periodo bellico. Nei primi mesi del 1918 avviene l’affondamento, da parte di un sottomarino austriaco, della goletta a vapore “Corriere di Ponza” a largo dell’isola di Zannone, penalizzando ulteriormente la già precaria esistenza degli abitanti isolani. Il successivo periodo fra le due Guerre è contraddistinto da una nuova (ma più contenuta) fase emigratoria di Ponzesi, dalla diffusione del temibile virus della “spagnola” e dalla nascita della compagnia marittima Span (Società Partenopea Anonima di Navigazione). Quest’ultima garantirà il collegamento con il continente fino al 1975, anno in cui sarà sostituita dalla società Caremar (Campania Regionale Marittima). Con la fine delle ostilità e l'avvento della dittatura Fascista (e della sua politica liberticida) anche l'Arcipelago Pontino non sarà risparmiato dalle decisioni della nuova classe dirigente. Infatti, è del 1928 l'istituzione a Ponza del confino di massa destinato agli oppositori politici del regime (in cui saranno internati, far gli altri, Amendola, Nenni, Spinelli, Terracini, Pertini) e che sarà trasferito all'isola di Ventotene solo nel ‘39. Nonostante la difficile situazione vissuta dagli isolani, nel 1931 Ponza raggiunge il massimo storico di circa 7000 abitanti censiti. Un evento di rilievo del periodo sarà, nel 1935, l'apertura della miniera Samip (Società Azionaria Miniere Isole Pontine) per lo sfruttamento della Bentonite in località Le Forna e del caolino e della perlite in altre zone dell’isola. Purtroppo l'inizio della Seconda Guerra Mondiale inaugurerà un nuovo e lungo periodo di stenti per tutta la comunità isolana, caratterizzato anche da un continuo flusso di prigionieri a seguito della folle guerra mussoliniana. E' del 24 luglio 1943 l'affondamento del piroscafo S. Lucia, poco fuori il porto dell'isola di Ventotene, a causa di un attacco aereo alleato che provocherà la morte di decine di persone e causerà il totale isolamento di Ponza. Ancora oggi si svolge una solenne cerimonia celebrata il giorno dell'anniversario di questo tragico evento. Altri fatti di rilievo del periodo sono: la prigionia di Benito Mussolini in località Santa Maria (prima del trasferimento a La Maddalena) dal 27 luglio al 7 agosto del 1943 e la stesura (1942) nel confino di Ventotene del libro "Manifesto per un'Europa libera e unita" da parte di Spinelli-Rossi-Colorni che, dopo una fase iniziale di diffusione clandestina, sarà ispiratore del trattato di Roma nel 1954 e della successiva nascita della Comunità Economica Europea. Con la fine del conflitto, Ponza sarà ancora una volta generatrice di un importante flusso migratorio. Gli avvenimenti di rilievo per la comunità isolana saranno, inoltre, la cessazione della colonia di confino nel 1946, la chiusura della miniera Samip nel 1975 dopo una forte mobilitazione cittadina e il passaggio dell'isola di Zannone all'interno del Parco Nazionale del Circeo (1979). Il Dopo-guerra è caratterizzato, infine, da uno sviluppo economico dovuto inizialmente allo sfruttamento delle risorse ittiche e agricole e, negli anni ’50 – ‘60, dalla crescita sempre più impetuosa e incontrollata del turismo. Nonostante "eccessi" e disagi purtroppo ancora presenti, la nuova economia isolana riesce a garantire un limitato isolamento e un diffuso benessere a buona parte della comunità.

Miniera Samip Pescherecci all'ormeggio Porto
by Roscio

Note Bibliografiche

Appicelli M., (2007). “Linee marittime per Ponza e Ventotene”, Verbania: La Litometa Grafica;
Corvisieri S., (1985). “All’Isola di Ponza - Regno Borbonico e Italia nella storia di un’isola (1734-1984)”, Roma: Il Mare – libreria internazionale;
De Rossi Giovanni M., (1993). “Ponza, Palmarola e Zannone”, Roma: Guido Guidotti Editore;
Gianfrotta P. A., (2002). “Ponza (puntualizzazioni marittime)”, in “Archeologia Subacquea. Studi, ricerche e documenti”, Roma;
Giuseppe B., (1993). “Ponza, cenni storici”, in “Isole Pontine” (Supplemento Prima Pagina), Roma: edizioni Publioffset;
Lombardi L., (1996). “Ponza, impianti idraulici romani”, Roma: Fratelli Palombi Editori;
Mazzella S. e Mazzella G., (2004). “Carto-guida di Ponza, Gavi, Palmarola e Zannone”, Ponza: Edizioni al Brigantino;
Mazzella S. e Mazzella G., (2008). “Ponza, Palmarola e Zannone”, Ponza: Edizioni Al Brigantino;
Prudente E., (1999). “Cronache di cose Ponziane”, Ponza;
Prudente E., (2004). “Ponza, la mia isola”, Ponza;
Prudente E., (2005). “Ponza, il tempo della storia e quello del silenzio”, Roma: Il Gabbiano Editrice;
Volume X, (1986). “Enciclopedia Generale Mondadori”, Milano: Arnaldo Mondadori Editore;

Sitografia

http://www.assonet.org
http://www.casaleginestre.altervista.org/
http://www.comune.ponza.lt.it /
http://www.google.it/
http://www.pazziperponza.it/
http://www.ponza.com/
http://www.ponza.it/
http://www.ponzabarche.com /
http://www.ponzavacanze.com/
http://www.ponziane.com/
http://www.sansilverio.net/
http://www.terreprotette.it /
http://www.wikipedia.it/