Ponza

Vacanze Natalizie 04/05

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Prologo

Nascosta fra le tante cose che dico (che spesso poi sono la metà di quelle che penso) c’è ne una che amo ripetere sovente:“ Ponza mi piace più a Natale che d’estate”. Ecco…mi sembra di sentirvi urlare: “E’ una bestemmia, ma che caz…ehm diamine dici?” eppure per me, fatte le dovute precisazioni, è davvero così: quando il chiasso e la confusione “agostana” cedono il passo alla ovattata tranquillità dell’inverno  l’Isola sembra tirare un sospiro di sollievo ed io con lei, vero è che è facile parlare se si vive in terraferma durante la fase più fredda dell’anno rientrando a Ponza solo per le festività natalizie, ma la bellezza di cui parlo io va aldilà della quotidianità: starsene su quello scoglio in mezzo al Tirreno che so…a febbraio, può anche essere frustrante, non lo metto in dubbio, il senso di meraviglia che suscita però permane, non può essere altrimenti. Il nostro mare in inverno ha un altro colore, l’aria stessa sembra avere un altro sapore, tutto richiama alla pace, tutto esalta la grandezza della natura; non sono molto praticante, cristiano si, assiduo un po’ meno; ebbene, credetemi, sull’isola lunata, quando la solitudine veste di silenzio le pietre del corso, sento Dio più vicino.

 

Tutte le volte che vengo per Natale, ogni volta che, attraversando la piazza, diminuisco mentalmente di qualche unità i presenti sull’isola, mi pongo la stessa domanda: “Perché? Possibile che i ponzesi non vogliano più festeggiare la natività nella loro terra? Possibile che non vedano la bellezza aleggiare tutto intorno a loro? Per me non cambia granché, “io la vedo”, ho i miei amici, avrò comunque modo di essere felice durante questo soggiorno, ma è un peccato, davvero una disdetta che molti altri preferiscano attraversare il mare nel senso inverso al mio.

Ho sempre creduto, tralasciando le motivazioni dei singoli, che fosse innanzitutto una mancanza di rispetto: durante la sfiancante gincana estiva Ponza viene munta fino all’ultima goccia come fosse una vacca gonfia di latte, poi, quando a settembre mostra i primi segni di sfinimento, è abbandonata a se stessa, spedita al macello quasi che nulla avesse dato: è semplicemente meschino.

 

Mi spiace, è un giudizio duro, ma la vedo così, molti di quelli che lo lasciano durante l’inverno peccano di irriconoscenza verso lo spicchio di mondo che puntualmente, ogni anno, gli riempie lautamente le tasche; non mi piace salire in  cattedra, ma quando vedo il nulla avanzare a grandi falcate sulla patria dei miei avi, quando vago insieme ai miei “eroici” amici fra le vie senza luce della città fantasma mi sento pervadere da un senso di malinconica tenerezza che a volte diviene persino sdegno.

 

Intendiamoci, a me, a noi, va bene  anche così, ci sono momenti in cui l’isola è di una  bellezza struggente, disarmante, capace di lasciare senza parole, anche se fa freddo, anche se piove e il mare schiuma rabbioso sulle spiagge.

Natale Lunato

Quest'anno intorno al 24 dicembre eravamo già un buon numero, (Io, K, Luca, Maximo, Marina, Cicci, Didi, Mario, Simo, Cristian, Rez, Gino, Pisca, Maurizio, Maria) il novero dei nomi sul registro delle presenze si è mantenuto costante sino al 28 quando tre ragazze su quattro si sono imbarcate per l’Italia assieme a Maurizio venendo però sostituite, fra il 30 ed il 31 da un mio amico (il prode Renzo, autore di foto meravigliose) che insieme a Veronica, Andrea e soprattutto a Cristian “Capriva”  -  cui va il premio fedeltà 2004: migliaia di Km  macinati a “tutta” birra per passare il capodanno con noi - hanno costituito le new entry di fine anno. Compiante e perduranti le assenze di Enrico e Rosy tenuti “all’estero” da necessità varie.

 

Aldilà di qualche sporadica uscita pomeridiana segnata  dalla voglia di immortalare su pellicola le mareggiate di questo periodo, i nostri incontri sono avvenuti soprattutto in notturna, tra le mura della mia casa sulla chiesa  dove, fra interminabili partite a “Machiavelli” e improbabili lezioni di chitarra – con Luca e Maximo a formare un insolito duo – abbiamo sconfitto pioggia e vento. Intorno al 27 ci siamo trasferiti nella casa che prendiamo in affitto ogni anno in questo periodo sopra al“Timone”: una sorta di corte dei miracoli comunitaria dove dare libero sfogo alla nostra voglia di stare insieme, qui, oltre all’arte della recitazione ci siamo dedicati ad affinare le nostre capacità in fatto di fotografia e doppiaggio – spettacolari le foto grandangolari in stile “invisibili” scattate con il cellulare di Cristian Rossi in un lungo “afterhours” serale con lui Didi, Simo ed il Rez – siamo regrediti ad un’età vicina agli otto anni giocando, con gran profitto, fra l’altro, alla “strega di mezzanotte”  e abbiamo predisposto il cenone di capodanno.

Benvenuto 2005

Eh si…il cenone; “la lista”  dei partecipanti - come adora chiamarla Gino -  è stata partorita in una notte buia e tempestosa, fra discussioni, voti di scambio e provocazioni com’è nella nostra migliore tradizione. Ne facevano parte una ventina di nomi che poi alle soglie del 31 sono diventati 24 circa  (apro una parentesi aldilà degli arrivi dell'ultim'ora – Veronica ed Andrea – anche quest'anno abbiamo confermato la nostra attitudine caritatevole garantendo un posto ed un pasto caldo a persone che di solito salutiamo solo di sfuggita, ma tant'è; in fondo c’erano quasi tutti quelli che contavano) tra le ore 12 e le ore 19.30 dello stesso giorno anche la spesa – a parte alcuni dettagli – era fatta, la casa pronta, la disposizione dei tavoli – rito che ogni volta richiede circa due ore e mezzo di scontri all’ultima sedia – praticamente definita, mancava solo lo spumante, ma del resto: a che serve lo spumante se non è preceduto da una buona dose di vinello tipico? Appunto, noi ne avevamo accumulati 12 litri.

 

Buona parte  del “nettare” presente era a panneggio del tavolo “Scotti e affini” cui sedevano i vari Ceciotto, Maximo,  Gigi Mercurio, Tommaso “Boksic”, Giuliano il “pisca” ma, soprattutto, “l’imbucato” più illustre della serata – vedi il precedente inciso sulle attitudini caritatevoli – Fausto che – sapientemente imbeccato dai suoi “navigati” commensali – ha ceduto a Bacco lasciandosi trascinare in un turbine dionisiaco  - a proposito: grazie, di solito sono io a dare spettacolo -  ampiamente documentato su pellicola. Dal canto  mio confesso di aver fatto abuso del magnifico vino brevettato Capone's family veniva giù come fosse Fanta - le mie papille gustative si attivano tutt'ora al solo pensiero di berne - ed è stato addirittura proposto per la vendita on line. Il luculliano menù disegnato per la serata  - Lasagne, arista, salcicce con patate e tiramisù -  ha fatto si che potessimo resistere alle lusinghe dell’alcool – Barone a parte forse - giungendo a mezzanotte ancora in forma.

 

Lo scoccare del nuovo anno - oltre agli auguri telefonici scambiati con tutti i “pazziperponza” che si trovavano in continente - ha visto uno spettacolo pirotecnico notevole rompere la solitudine dell’isola consegnandocene una versione meno solitaria.  Un po’ carente l’immediato proseguo visto il costo esagerato del veglione organizzato presso la “palestra” dallo staff del Tunnel e lo stile fin troppo retrò di quello predisposto al “pallone” delle Forna; morale della favola intorno alle 3 e mezza, fiaccati dalle prime defezioni – ci siamo ritrovati alla casa per santificare il tutto con il primo “first blood” Pro evolution soccer 4 tournament del 2005, competizione prematuramente risoltasi nel cazzeggio più assoluto. Intorno alle 6 i pochi temerari  - me compreso – che avevano scelto di restare in piedi si sono persi in una interessantissima (ehhhh) discussione sugli effetti della veglia prolungata che li ha indotti a levare le tende, permettendo a me e Renzo di arrampicarci fin sopra il cimitero per immortalare  - è proprio il caso di dirlo – la prima alba dell’anno, operazione che ci ha portati a toccare il letto non prima delle 7.15.

Epilogo

Nei giorni seguenti ci siamo votati al teatro sceneggiando e riprendendo una scenetta in particolare, che potrete apprezzare in Videocassetta e DVD “Pumata production”   in essa ci fingevamo giocatori d’azzardo incalliti che barano e conseguentemente litigano…vi dico solo che uno degli attori era Ceciotto… magnifico, vedere per credere!

 

In sintesi questa parentesi natalizia mi è piaciuta parecchio, il mio voto complessivo è  7.5 ( sarebbe stato 8 se ci fossero stati tutti e se il post cenone avesse offerto più possibilità) ad ogni modo come sempre siamo la dimostrazione che Natale a Ponza è cosa buona e giusta!

by Giobbax
  1. Giobbino ormai è un super-giornalista.
  2. Sono pienamente d'accordo con tutto quello che ha detto.
  3. Ogni volta che rivedo il filmato della finta bisca clandestina piango dalle risate, ora ho in mente di fare 2 versioni una solo con "i ciak" e una con anche "il dietro le quinte".

Per quanto riguarda la questione di Ponza durante l'inverno io mi sono fatto una mia idea, eccola:
Sono 3 anni che i miei vivono a Ponza stabilmente, perciò sono altrettanto numerosi i week-end invernali che ho trascorso in loco. è purtroppo vero che col passare del tempo durante l'inverno la popolazione sta ahimé diminuendo (basta pensare che fino a 5-6 anni fa se non prenotavi la macchina un mese prima del 22 dicembre non ti potevi imbarcare per la folla, mentre ora no) ma rimangono ancora molte le presenze e soprattutto è ancora in discreto numero la presenza giovanile. Il motivo per cui quando esci la sera hai la sensazione che ci sia il coprifuoco e nessuno ti ha avvisato, è che se non c'è un cavolo di locale aperto o un luogo dove si possa passare una serata in allegria, io me ne rimango a casa magari invitando gli amici. Sono convinto di ciò anche perchè fino a quando il tunnel non faceva pagare 6€ per una coca-cola e l'ingresso era gratis, l'inverno era una bolgia e anche perchè alle Forna, zona chiesa, c'è sempre un bel po' di giovani che si riunisce al tartaruga-pub o presso la sala-giochi che sono luoghi piacevoli. Capisco che il guadagno invernale delle attività è irrisorio rispetto a quello estivo ma non mi sembra affatto giusto che una volta sfruttata l'isola e riempite le tasche poi questi signori se ne vadano fottendosene altamente di quelli che rimangono e dell'isola che viene totalmente abbandonata. L'Italia è un paese libero e ognuno è libero di scegliere se lavorare o meno ma in certe situazioni si dovrebbe pensare anche al bene degli altri e al futuro. Tra S.Antonio e il porto ci sono 7 bar + svariati ristoranti, durante le vacanze vedevo aperto il Tripoli e solo il pomeriggio il maga-circe, poi tutto chiuso! Sarebbe ridicolo e assurdo pretendere che rimanessero tutti aperti; dopo mesi di lavoro ininterrotto è un sacrosanto diritto pretendere almeno un paio di mesi di assoluto riposo. Come in ogni cosa dovrebbe essere usato del buon senso, magari a rotazione tenere aperti 3 bar + un ristorante ma che stiano VERAMENTE aperti. Un esempio lampante, e vicino a noi, di buona volontà è l'isola di Ventotene: è più piccola di Ponza, c'è un decimo della popolazione, un decimo di qualsiasi cosa, eppure l'inverno quasi sempre ci sono gruppi di persone o di scolaresche che si imbarcano per andarci!!! Questo accade non perchè siano raccomandati ma semplicemente perchè sono attivi tutto l'anno, valorizzano l'isola, hanno diverse attività: museo, rovine romane, etc... Ho saputo che a capodanno volevano venire a Ponza circa 300 turisti, molti hanno rinunciato perchè c'erano solo 20 posti offerti dagli alberghi!!!!! Come dice il buon Rez se fossi al comune a quelle attività che stanno chiuse durante l'inverno darei la licenza stagionale e non quella annuale. In questo modo avrebbero molte più grane a riottenerla e sarebbero spinte a fare qualcosa anche nei mesi "bui". Oltre a ciò c'è da dire che molti vanno fuori perchè giustamente vogliono offrire ai propri figli un istruzione migliore o diversa di quella che potrebbero ricevere alla ragioneria ma questo non giustifica il progressivo spopolamento anche perchè sono almeno un paio le generazioni che hanno studiato fuori mentre questo processo si è accentuato solo negli ultimi anni. Concludo con la speranza che presto si faccia qualcosa perchè la corda a forza di tirarla, prima o poi si spezza e poi addio Ponza...

by Kappa